Letta alla Camera si ricorda degli amici suoi: intervento su RC Auto per abbassare le tariffe (rectius per igrassare i bilanci delle Compagnie)

Letta non poteva dimenticarsi delle Compagnie e nel suo discorso  alla Camera per chiedere la  fiducia strizza l’occhio all’oligopolio assicurativo affermando:

Infine, sempre nel prossimo Consiglio dei Ministri, in tema di tutela della concorrenza e apertura dei mercati, partiremo dal settore assicurativo con un intervento in grado di far scendere, e sensibilmente, le tariffe dell’Rc Auto. 

Il padre della legge 57/01 dal beffardo titolo “Disposizioni in materia di apertura e regolazione dei mercati” è tornato. Urge una mobilitazione generale.

5 Commenti

  1. Mirko Melozzi

    Concorrenza e apertura dei mercati?? Ma qualcuno ha detto a Letta cosa prevede la proposta della Vicari?..pare di no..

    Risposta
    1. Fabio

      Ho seri dubbi che in questa maniera l’egregio E. Letta riesca a fare veramente abbassare il costo della RC auto, forse è soltanto un’illusione.

      A mio modesto parere, partendo dalla radice dei sinistri, ovvero nell’ambito delle regole di chi dovrebbe controllare i danni, che sarebbero i PERITI ASSICURATIVI le compagnie hanno fatto un “cartello” tipo quello Colombiano dove viene imposta o consigliata una parcella miserabile.

      Dove la maggior parte dei danni esistenti, sotto Euro 1.800,00 emerge una parcella lorda per Euro 31,84 e in alcuni casi anche meno, alla fine trattenute le mostruose tasse diventerebbero Euro 9,50 dedotto ancora il costo del carburante, rimarrebbero i soldi per andare al Bar a prendere un’aperitivo, forse neppure.

      Chi deve controllare, il PERITO ASSICURATIVO percepisce un corrispettivo inferiore a quello di un qualsiasi porta pizze serale, una vera miseria.

      Secondo una mia modesta opinione questa è una figura importante da considerare se si vuole veramente raggiungere gli obiettivi, essendo la prima persona che controlla non soltanto l’importo del danno da pagare ma anche la coerenza, quale fattore non certamente trascurabile.

      Le imprese avvalendosi di professionisti così mal pagati, rischiano che il PERITO ASSICURATIVO essendo costretto a lavorare di fretta possa sbagliarsi e indicare nella propria perizia tre pezzi di ricambio da sostituire anzichè uno, quindi una valutazione fatta in fretta e furia che vale tanto quanto è stata mal pagata.

      L’egregio E. Letta e gli utenti della strada dovrebbero sapere che alle compagnie questo poco interessa perchè i costi del sinistro vengono accollati agli utenti ed alla fine in concreto per stipulare le polizze in certe regioni occorre farsi un mutuo.

      Alle compagnie interessa soltanto pagare poco la parcella del Perito e liquidare velocemente per non rischiare il contenzioso.

      In conclusione.

      Rottamare le associazioni dei Periti, filo assicuratrici che hanno spalleggiato le imprese.

      Sarebbe opportuno che il governo e le compagnie riformassero la categoria dei Periti, quali pagati ragionevolmente come professionisti e non come porta pizze, in modo da aumentare la qualità dell’importante lavoro che svolgono, a garanzia di chi paga le polizze le perizie dovrebbero essere fatte con tutti gli attenti controlli del caso, in questo modo attuale rischiano che vengano trascurati.

      Saluti.

      Risposta
  2. DANIELE ZARRILLO

    Carissimi,
    non so se se ne è già parlato, ma il 21 p.v. ci sarà a Roma un incontro con gli artigiani carrozzieri della capitale e del Lazio.

    A mio avviso dobbiamo fortemente sostenere la volontà e il bisogno di libera concorrenza e di mercato nel settore delle riparazioni.

    All’incontro ci saranno esponenti politici del Lazio, ma soprattutto ci saranno gli “esponenti” di CNA, che hanno il compito di promuovere la tutela delle carrozzerie indipendenti.

    E’ a tal proposito che chiedo a tutti, esponenti di categoria o meno, patrocinatori, consulenti, legali, ma anche simpatizzanti, di far sentire la nostra voce sostenendo la professione del Carrozziere.

    Questo il link dell’incontro, con la relativa adesione. Chi può si faccia avanti!

    http://www.cnapmi.org/Unioni/AUTORIPARAZIONE-Giu-le-mani-dalle-carrozzerie

    Risposta
  3. Roberto Barbarino

    ….trasparenza e concorrenza nella #RCAuto. Non serve altro!! Le regole imposte dagli amici dell’ANIA saranno l’ennesimo salasso per i cittadini… la riprova ??
    Da un anno e mezzo le “liberalizzazioni Montiane” di Marzo che bilanciavano i favori alle compagnie con i favori ai cittadini hanno visto solo i primi tant’è che già a Giugno 2013 si parlava di bilanci in utile per circa DUE MILIARDI DI EURO mentre le tariffe continuavano a salire….

    Risposta
  4. Luigi

    Solita pappardella..

    IlSole24Ore

    Riforma Rc auto tagliaprezzi – Scatola nera, risarcimenti più lenti, officine scelte dalle compagnie: che cosa c’è dietro e che cosa si rischia
    .

    Ci siamo. Dopo mesi di giri di bozze e settimane di traccheggiamenti per decidere quando far uscire il provvedimento, il Governo ha annunciato ieri il varo del pacchetto Vicari per tagliare le tariffe dell’assicurazione Rc auto. Lo ha fatto per bocca nientemeno che del premier, Enrico Letta, nientemeno che nel discorso fatto ieri alle Camere per ottenere la fiducia. Roba importante, dunque. Tanto che persino un giornale come “Il Sole 24 Ore” oggi registra la cosa all’interno del suo titolo di apertura. Ma la verità è che, in qualsiasi modo venga alla luce, il pacchetto si tirerà dietro polemiche e contenziosi. Non solo perché va a incidere su un settore pieno di bubboni incancreniti che i tanti “interventi chirurgici” fatti negli ultimi 15 anni non sono mai riusciti a curare. Stavolta c’è di più: nelle ultime settimane Letta lo ha avocato a sé, inserendo misure dirigistiche che faranno urlare le compagnie e le convinceranno a scatenare il contenzioso. Parlo soprattutto della percentuale di sconto imposta in automatico alle compagnie in cambio dell’accettazione della scatola nera a bordo da parte dell’assicurato.

    Una misura a rischio incostituzionalità. Letta non può non saperlo, se non altro perché dovrebbe essere rimasto scottato da un’altra misura altrettanto dirigistica: il blocco delle tariffe Rc auto, da lui “firmato” nel marzo 2001 (legge 57/2001) e portato dall’Ania (l’associazione delle compagnie) fino alla Corte di giustizia Ue. Dunque, se Letta ha deciso di andare avanti a testa bassa, credo ci sia un solo motivo, che ho anticipato giusto ieri mattina alla platea di un convegno sulle assicurazioni, quando ancora non si sapeva che il premier avrebbe annunciato con enfasi il via libera al pacchetto Rc auto: in questa fase in cui il Governo fa parlare di sé solo per l’Imu e tutti gli altri inasprimenti fiscali, c’è bisogno di dare in pasto ai media qualcosa che dia all’opinione pubblica l’impressione che “stiamo lavorando per voi”.

    E pazienza se si scateneranno vespai di polemiche e ricorsi in varie sedi. Quelli magari li gestirà uno dei prossimi governi. Una considerazione molto in voga da troppo tempo in tutta la classe dirigente italiana, non solo politica e pubblica ma anche aziendal-privata.

    Il problema è che tutto questo si aggiungerà ai punti del pacchetto che sono già critici. Come l’allungamento dei tempi dei risarcimenti, accordato alle compagnie nella speranza che almeno così inizino a fare tutta la loro parte nella lotta alle frodi. Oppure, sempre nell’ambito della misure antifrode, la black list dei testimoni, su cui qualcuno solleva problemi di privacy, come segnala SicurAUTO.it.

    Senza contare il fuoco che apriranno le organizzazioni di rappresentanza degli autoriparatori (Download Rc Auto_Rimborsi forma specifica_Comunicato stampa Carrozzieri Confartigianato_Cna_Casartigiani) contro l’obbligatorietà di fatto del risarcimento in forma specifica: chi vorrà continuare a scegliersi il carrozziere da cui andare dovrebbe ricevere la stessa cifra che la compagnia avrebbe riconosciuto a un carrozziere convenzionato con essa (e spesso da essa “strozzato” con condizioni economiche contrattuali pesanti), per cui alla fine è giocoforza affidarsi a uno di questi ultimi. E contro il divieto di cessione del credito, studiato per evitare che il danneggiato affidi al carrozziere la pratica di risarcimento, limitando i rischi che i costi si gonfino, ma andando anche contro un principio fondamentale del Codice civile, legato peraltro a un principio garantito dalla Costituzione com’è la liberta d’impresa (la stessa che le compagnie invocheranno contro gli sconti sulla polizza di entità imposta quando c’è la scatola nera).

    Intendiamoci bene: qualcosa bisogna pur fare per incidere su bubboni decennali che gonfiano i prezzi fino a farli arrivare ai livelli più alti d’Europa (pur con mille precisazione che si potrebbero fare su come vengono fatti i confronti). Ma sarà sempre difficile trovare una quadra, perché una stessa misura da un lato è necessaria contro i furbi e i professionisti che fanno della Rc auto un ammortizzatore sociale per sé e le proprie famiglie, dall’altro andrà a toccare diritti tutelati dall’ordinamento di cui si avvalgono anche persone onestissime che è ingiusto penalizzare. Questo vale sia per gli assicurati sia per gli operatori del settore.

    Il pacchetto comprende anche la scatola nera, su cui pensiamo di aver già detto tutto. Dovrebbe essere chiarito che le compagnie non hanno l’obbligo di offrirla, ma se la offrono devono praticare uno sconto minimo rigidamente fissato, che contrasta con ogni principio di libertà d’impresa e rischierà di essere poi scaricato in altro modo sulle tariffe. Ma, aldilà di questi passaggi legati all’attualità, dobbiamo renderci conto che potrebbe essere l’inizio di una rivoluzione che potrebbe spazzare via il bonus malus: non saremo mai obbligati a montarle, ma di fatto è possibile che dovremo farlo per evitare di essere stangati (almeno nelle zone dove le tariffe sono insopportabilmente alte, dove infatti già ora molti “virtuosi” si fanno montare l’apparecchio) e da quel momento il nostro comportamento sarà sotto osservazione per tarare un prezzo personalizzato della Rc auto. Dunque, la scatola nera non servirà più solo a capire la dinamica e la velocità in caso d’incidente: dirà anche (sia pure in forma aggregata, per non ledere la prvacy facendo apparire momento per momento dove siamo) quanto guidiamo, su che tipo di strada, a che velocità e con quali accelerazioni e frenate. Allora, alla fine potrebbe contare più lo stile di guida che il numero degli incidenti causati nel tempo.

    Infine, su tutto il sistema aleggia un sospetto che sarebbe bene che le autorità dissipassero: quello che le tariffe siano gonfiate anche dalle stesse compagnie e non da truffatori occasionali o di professione come le compagnie dicono. Non dimentichiamo che il gruppo Fonsai dei Ligresti in questi mesi è sotto inchiesta proprio per aver gonfiato le riserve sinistri (quindi i costi della Rc auto e quindi le tariffe), con la complicità dell’ex-presidente dell’autorità di vigilanza (all’epoca si chiamava Isvap), Giancarlo Giannini. Una prassi di cui ho sentito parlare per la prima volta, ma senza riscontri, a metà anni Novanta e relativamente un po’ a tutte le compagnie. I più attenti ricorderanno che esattamente 10 anni fa metodi del genere furono denunciati da un dipendente dell’ispettorato sinistri della Ras (struttura in comune con altre compagnie) a Lecce. L’indagine fu archiviata, ma ora sarebbe bene riapprofondirla. Non solo alla luce del caso Fonsai, ma anche delle voci che nell’ultimo anno nell’ambiente si sono infittite: sento parlare di casi in cui c’è un solo sinistro ma vengono aperti due fascicoli, di cui uno viene archiviato ma soltanto dopo che ha “fatto numero” nelle statistiche, contribuendo dunque a giustificare rincari tariffari. Citiamo anche altri sistemi poco ortodossi nella liquidazione dei sinistri (come l’acquiescenza a pagare compensi ad avvocati anche prima che facessero causa, cioè quando il regolamento sul risarcimento diretto vieta alle assicurazioni di coprire spese del genere), di cui ha parlato due anni fa il collega Cosimo Murianni su “Quattroruote” senza essere mai smentito. Ciò consente in teoria di leggere anche in un altro modo la vicenda La Russa-Ligresti: nelle indagini su Fonsai, sono spuntati cospicui pagamenti all’ex-ministro Ignazio La Russa, che si è prontamente difeso dicendo che sono solo compensi professionali perché lui con le assicurazioni lavora fin dagli anni Settanta, quindi da un lato ci dice che è tutto regolare e dall’altro ci dice che potrebbe far parte anche lui di questo sistema di “liquidazioni facili” gestito da pochi legali ben introdotti (e forse non soggetti ad alcuna valutazione di efficacia ed efficienza quando si tratta di rinnovargli l’incarico).

    Dicerie malevole? Può darsi, ma stanno tornando ad essere ricorrenti e chi ha il compito di vigilare dovrebbe tranquillizzarci.

    Risposta

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Connect with Facebook